La mia missione
“Il mercato è saturo, tutto è già stato creato, non c’è bisogno più di niente”
Quante volte avrai sentito queste espressioni? Io tante, e le emozioni che mi provocavano ogni volta erano un mix tra sfiducia e rassegnazione e voglia, invece, di farmi largo in quel mercato per ritagliare un pezzettino anche per me.
Mi sono avvicinata al branding attraverso la passione per la comunicazione e per la psicologia, con un focus iniziale sul copywriting, connubio tra questi miei due grandi interessi. Tuttavia, durante i miei studi e le mie ricerche non ho potuto fare a meno di interrogarmi su quanto fosse importante l’autenticità nella costruzione di un’identità di brand.
Da un lato c’erano la volontà, quasi il bisogno personale, di aiutare professionisti e imprenditori a distinguersi davvero, a trovare quella serenità che deriva dal sapere chi si è e come comunicarlo al mondo, al di là delle etichette e del turbinio di informazioni e disinformazione a cui stiamo assistendo da qualche anno a questa parte, dall’altro il bisogno quasi viscerale di creare identità che fossero genuine e non maschere vuote, comunicare perché si ha qualcosa da dire e non perché “bisogna”.
La mia storia non è quella di una top player, non è quella di una persona che a 10 anni aveva già deciso cosa fare nella vita, che ha sempre studiato e lavorato sodo sullo stesso obiettivo, la mia è la storia di una ragazza che ha cambiato spesso strada, le indecisioni sono state le protagoniste di molte mie scelte e i dubbi sull’etica esull’autenticità la ciliegina sulla torta.
Tuttavia, anche in preda ai miei dubbi e alle mie speculazioni, ho cercato di trovare quale fosse il fil rouge che mi ha sempre accompagnato nelle molteplici strade percorse, dalla moda, alla danza, fino ad arrivare al branding e così, scavando nei miei pensieri, ecco che ho trovato una risposta: la creatività.
Mi sono interrogata su come potessi unire la cratività alla capacità di vedere l’essenza delle persone e tradurla in identità distintive all’etica e al mio valore principale che è quello di fare la differenza e da qui è nata Strategia Divergente. Un modo diverso di costruire brand, un approccio autentico, fatto da una che è da sempre stata quella fuori dal coro, con i pro e i contro che ne derivano.
Ho pensato che nonostante il sovraffollamento del mercato digitale, la saturazione dei messaggi, l’omologazione delle identità, si potesse comunque emergere con autenticità.
Non posso cambiare il rumore del mercato, ma posso aiutare professionisti e brand che portano valore genuino nel mondo a farsi sentire sopra quel rumore. Non posso eliminare la confusione comunicativa, ma posso aiutare le persone a trovare la propria voce distintiva e comunicarla in modo strategico e coerente. Non posso eliminare le regole del marketing, ma posso scegliere di usarle per valorizzare l’unicità di ogni persona e brand, senza falsità ma andando all’essenza di chi sono davvero, posso scegliere a chi dare gli strumenti per emergere dal caos. Non posso bannare i social network e i loro algoritmi creati per sfruttare il circuito della dopamina, ma posso aiutare le persone a smettere di scrollare ed iniziare ad usare i social poco e in maniera mirata per guadagnare e creare la vita che desiderano.
Questo è il mio pezzetto di mercato, questo è il messaggio che voglio portare al mondo, che autenticità e strategia possono coesistere, che si può emergere rimanendo fedeli a se stessi, che non è necessario omologarsi. Un messaggio che spero sia condiviso, perché fettina dopo fettina possiamo davvero fare la differenza, insieme. Utilizzare il marketing e i social non equivale necessariamente a snaturarsi, ma da grandi poteri derivano grandi responsabilità, devi solo scegliere da che parte stare, io la mia scelta l’ho fatta e stavolta, senza dubbi.