Paura del rifiuto: la spada di Damocle sul tuo personal brand.
Da un video di Caparezza è nata una riflessione sul personal brand. No, non è l’incipit di un post cringe su Linkedin, dammi cinque minuti e capirai perché.
“Soprattutto all’inizio devi alzare il ditino e dire – io esisto”, Caparezza lo spiega con una semplicità disarmante, in un mondo in cui è sempre più facile avere accesso a tutto, anche l’oblio è a portata di mano.
Quelle parole mi hanno ricordato una riflessione che vaga nella mia mente da tempo e ho deciso che merita di essere portata alla luce, in barba alla paura del rifiuto.
Lavorando come brand strategist ho visto la stessa frustrazione in me e nei professionisti che ho seguito: la paura di non essere visti, di affogare nel fiume continuo di contenuti prodotti ogni giorno, la sensazione di non fare mai abbastanza.
L’AI ha democratizzato la content creation e da un lato ha reso più veloci i processi, dall’altro ha fornito una corsia d’accesso anche a chi, lasciatemelo passare, non era in grado di farlo da solo.
Rumore, invisibilità e il coraggio di esporsi.
Questo ha portato a ondate di contenuti prodotti solo per creare rumore, una presenza – assenza in cui si diventa contenitori di contenuti sempre più vuoti, basati esclusivamente sul “devi fare questo per attirare l’attenzione”. In questo rumore è ancora più facile sentirsi invisibili.
Un reel non riceve abbastanza likes? Si apre la spirale del – “non sono capace, non ne vale la pena, non mi considera nessuno” – eppure ricordiamocelo, all’inizio devi “alzare il ditino e dire – io esisto”. E non significa solo creare un account e pubblicare cose a caso scritte da un’AI; dire io esisto, oggi più che mai significa mettere te stesso o te stessa in quello che fai, in ogni singola azione, in ogni singolo post.
Perché in un mondo che urla senza sosta, non serve urlare di più ma parlare nella stessa lingua di chi è simile a noi e per farlo dobbiamo avere il coraggio di esporci.
Può sembrare facile, ma esporsi, esporsi davvero e non per finta è tutta un’altra storia. Dire ciò che si pensa, una riflessione personale invece di ripostare l’ennesimo tutorial su “I 10 tool per l’AI che devi assolutamente conoscere”, raccontare successi ma anche fallimenti, esprimere opinioni anche quando sono impopolari invece di galleggiare nel generico, insomma, esprimere noi stessi attraverso la comunicazione digitale, è l’ostacolo più grande.
Esporci porta con sé l’insidia del non essere compresi, del non essere apprezzati, è un po’ come mostrare il nostro volto senza maschere e senza trucco – e se non piacciamo? Se ci giudicano male? Se falliamo? – La verità è che siamo tutte persone diverse con i nostri gusti, il nostro vissuto, e ti dirò una cosa che forse non è esattamente ciò che vorresti sentirti dire: probabilmente non piacerai o quantomeno non a tutti.
C’è chi ti giudicherà male, c’è chi ti “rifiuterà”, ma ad altri piacerai e soprattutto piacerai alla persona più importante: te stesso.
Bisogna accogliere il rifiuto per comunicare davvero
Perché c’è una differenza abissale tra guardare i tuoi contenuti e pensare “questo funzionerà” oppure pensare “questo sono io, le persone giuste mi capiranno”. La seconda ti fa stare in pace con il tuo messaggio, anche se i like sono pochi.
Lo dico spesso, sentirsi rispecchiati nella propria comunicazione è la cosa più importante. La comunicazione non è solo marketing è anche espressione personale ed è questo che ci rende unici, è questo che ci fa emergere e ci fa arrivare alle persone giuste per noi.
Prima accetterai e abbraccerai il rifiuto, prima sarai libero di esprimerti e di farti notare. Altrimenti la spada di Damocle resterà sospesa sopra il tuo personal brand, paralizzandoti ogni volta che vorrai davvero esprimerti. Quella minaccia costante farà esattamente ciò che temevi: ti renderà invisibile